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lesbo

Con lei la prima volta (parte2)


di Adomrx6697
07.09.2025    |    1.923    |    4 9.7
"Mi sono seduta sul bordo della vasca, ancora nuda, ancora bagnata, ancora tremante..."
Parte IV – Sotto gli occhi di chi?
Dopo quel bacio, niente è più tornato silenzioso.

Il vetro era appannato, le gambe intrecciate, i respiri corti.
Ci muovevamo come se la doccia fosse il nostro rifugio, ma anche il nostro teatro.
Ogni tocco, ogni sussurro, ogni ansimo… sapevamo che qualcuno stava guardando.

Eppure non ci siamo fermate.
Anzi.
Quel punto rosso ci spingeva più a fondo.

Le sue mani erano salde sui miei fianchi, la mia bocca si perdeva sulla sua pelle calda, e i nostri corpi si cercavano con una fame che non si poteva più mascherare dietro l’amicizia.
Eravamo in una vertigine.

Poi, come un colpo secco sul cuore, la porta del bagno si aprì.

Ci bloccammo.
Solo un secondo.
Il vapore riempiva tutto, ma si poteva intravedere la figura ferma sulla soglia.
Non parlava.
Non si muoveva.

Era sua sorella.

Vestita solo con una felpa lunga, i capelli legati in alto.
Ci guardava con uno sguardo che non ho mai saputo decifrare del tutto.
Non scioccata.
Non scandalizzata.
Solo intensa.

Poi ha abbassato lo sguardo verso la videocamera, e con voce calma, quasi affettuosa, ha detto:
"Avete dimenticato di spegnere il monitor in camera mia."

Silenzio.

Io volevo sparire.
Lei, invece, ha riso.
Ha riso come se la cosa più bella di quella sera fosse proprio quella.

"Allora ci stavi guardando..."

La sorella ha appoggiato la schiena alla porta, come se volesse restare.
Come se fosse parte di quella storia più di quanto pensassimo.

"Mi avete fatta restare senza fiato," ha sussurrato.

Parte V – Oltre il confine
"Mi avete fatta restare senza fiato."

Le parole della sorella cadono pesanti nel vapore.
Lei non entra. Non esce.
Rimane lì, a guardarci, schiena contro la porta, occhi che non scappano mai.

Io tremo.
Non per il freddo.

Lei — la mia amica, il mio punto fisso, la mia rovina — si volta verso di me, con quel mezzo sorriso sulle labbra, come se avesse sempre saputo che saremmo arrivate qui.
Mi prende per il mento.
Mi guarda.
E dice, piano:
"Ti dà fastidio?"

Non riesco a rispondere.
Non ancora.

"A me no," aggiunge.
E si gira verso la sorella.
"Vieni."

Io sbianco. "Aspetta..."

"No."
La sua voce è un ordine dolce, ma fermo.
"Non hai capito. Io voglio che ci veda. Tutto. Non le daremo il permesso di toccare. Ma di guardare, sì."

La sorella non fa una piega.
Entra.
Chiude la porta.
Si siede sul bordo della vasca.
Si sfila la felpa.
È nuda sotto.

Io vacillo.
La testa mi scoppia.
Ma il corpo…
Il corpo dice sì.

La mia amica mi bacia.
Ma non più come prima.
Non c’è più scoperta.
Ora è possesso.
È dominio.
È un gesto che dice: sei mia, ma voglio che il mondo lo sappia.

Mi spinge contro il vetro.
Mi prende.
Con mani forti, precise.
Le sue dita mi trovano come se mi conoscessero da sempre.
E forse è così.

La sorella osserva.
Non parla. Non si tocca.
Solo guarda.
Con una fame composta, feroce e muta.

E io…
Io vengo.
Con gli occhi aperti.
Guardandola negli occhi.
Come se stessi venendo anche per lei.

Parte VI – La Rivelazione
Dopo.
Dopo il vetro appannato.
Dopo le mani che non distinguevo più dalle sue.
Dopo il silenzio carico degli occhi di sua sorella, qualcosa è cambiato.

Mi sono seduta sul bordo della vasca, ancora nuda, ancora bagnata, ancora tremante.
La mia amica si è avvolta in un asciugamano, ma non con vergogna — con controllo.
E la sorella… la sorella aveva lo sguardo di chi ha già vissuto quella scena mille volte.

"Quante?" ho chiesto.
La mia voce era rotta, roca.
"Quante ragazze avete fatto entrare qui dentro?"

Le due si sono guardate.
Un lampo di intesa.
Nessun rimorso.
Solo verità.

"Non molte," ha risposto la sorella.
"Solo quelle che valevano il gioco."

"E io?" ho chiesto.
"Un'altra da filmare? Da condividere tra voi?"

La mia amica si è avvicinata.
Mi ha accarezzato la guancia con dolcezza.
**"No. Tu sei quella che abbiamo scelto insieme."**

Quel "abbiamo" mi ha trafitta più della videocamera.
Più del vetro.
Più del desiderio.

Mi sentivo stordita.
Non sapevo se fuggire.
O restare.

"Perché io?" ho sussurrato.

La sorella si è alzata, nuda, senza paura, con la calma di chi non ha nulla da nascondere.
**"Perché guardarti era come guardare lei. E toccarti... era il suo modo di arrivare a me."**

E in quell’istante ho capito tutto.
Che io non ero la prima.
Ma che forse, quella notte, avrei potuto essere **l’ultima**.

O la prossima.
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